ZIRZE: DIOS DEL MUERTO MAR

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Si sa ben poco con certezza su Zirze, l’enigmatico trio di sorelle che ha fatto irruzione nella scena sperimentale con un suono che molti descrivono come una preghiera antica sospesa nell’aria. I loro volti, sempre coperti da maschere bianche incrinate, sono diventati il simbolo della loro estetica e del loro silenzio: un manifesto contro l’esposizione e l’uniformità.

Secondo le voci più insistenti, le tre sorelle sono cresciute in un villaggio costiero del nord, dove le tempeste erano tanto costanti quanto i canti che la loro madre intonava per placarle. Da lì, si dice, avrebbero ereditato la loro ossessione per l’eco, per la risonanza, per l’idea che ogni voce abbia un’ombra.

Zirze non concedono interviste. Le loro esibizioni, sempre private, somigliano a rituali: tre figure vestite di bianco, immobili a tratti, lasciando che gli strati delle loro voci —mischiati con suoni di vento, ferro e acqua— generino una sensazione che oscilla tra il sacro e l’inquietante.

 

Collaborano con altri artisti solo in occasioni eccezionali. Alcuni produttori hanno insinuato di aver lavorato con loro, descrivendo il processo come “un’invocazione più che una registrazione”. Si dice che, per partecipare a una collaborazione con Zirze, il musicista debba inviare loro un brano incompiuto, senza istruzioni, e attendere. Se le sorelle decidono di rispondere, lo fanno con un file audio in cui il loro intervento non viene spiegato: cori impossibili, respiri lontani o un canto appena udibile che trasforma completamente il pezzo.

Nessuno conosce i loro veri nomi. Nei forum dei fan vengono chiamate semplicemente MorsEco e Umbra, anche se l’ordine cambia a seconda di chi parla.

La loro musica —ammesso che si possa chiamarla così— sembra scritta per un tempo che non è ancora arrivato. Alcune teorie sostengono che Zirze sia un progetto collettivo, una finzione creata da più artiste sotto un unico simbolo. Altre versioni assicurano che siano davvero sorelle di sangue, discendenti di un’antica famiglia di interpreti la cui genealogia si è perduta tra epoche ed esili.

In ogni caso, Zirze continua a cantare da qualche luogo invisibile, ricordandoci che la voce, quando si libera dal volto, può essere qualunque corpo.

Rogervan Rubattino

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